E, SIAMO SOLO ALL'INIZIO!!
La Gen Z mostra un’inaspettata inversione di tendenza nelle scelte funerarie: rispetto a Millennials e Gen X, molti giovani tornano a preferire la sepoltura tradizionale invece della cremazione. Un sondaggio della NFDA, National Funeral Directors Association, rivela che il 37% dei giovanissimi indica la classica tomba a terra come opzione ideale, spinti dal desiderio di un luogo fisico del ricordo, dalla gestione complessa delle urne in casa e da una maggiore sensibilità verso ritualità e comunità".
Abbiamo letto i desiderata della GEN.Z sulla tipologia di destinazione per il proprio oscuro post mortem, che condividiamo in toto.
Cambiano i modi di vivere, le culture si intersecano,i metodi, le grandi decisioni nonché il carattere stesso della gente.
Il settore funerario italiano parallelamente non si è adeguato, siamo rimasti al piccolo commercio, alle furberie per accumulare più entrate, non possiamo considerarci esperti di marketing, ma solo MESTIERANTI ,come si dichiarava il grande BROLLO industriale venuto, dalla raccolta di rottami che, con un piccolo carrettino, trascinato, da una bici vecchia girando nei paesi lombardi giustificava le sue affermazioni tipo: MESTERASC = DANERASC !
Lavoro brutto, sporco ed altre amenità semmai, ricompensato, però, nel tempo da somme denaro talmente ingenti, da renderlo il maggiore produttore di profilati d'acciaio.
Diremmo che,fare il paragone diretto con l'attività funebre potrebbe risultare persino superfluo e scontato.
Attenzione, tuttavia: non si deve credere nel leggere quanto sopra che i Gruppi nati recentemente siano diventati industriali come BROLLO anzi,secondo noi hanno perso l'essere esperti di Marketing (come spiegato in principio.).
Altro non si è fatto, se non impossessarsi di imprese da altri create, gestite. Dalle semplici "agenzie" alle più strutturate aziende di pompe funebri, la crescita è stata davvero notevole.
Certi impresari con forse soverchio zelo hanno valorizzato tanto la loro ditta fino a spogliarsene, consegnarla in mani pronte solo all'accaparamento delle imprese vere costruite nel tempo e con sacrificio.
Evitiamo di soffermarsi sui prezzi e prodotti ceduti con clausole (capestro?) secondo noi anche discutibili, ma non intendiamo approfondire.
Daldronde, il tutto é frutto di sola speculazione economica. La proprietà che è dei Fondi d'investimento, felicemente avulsi ed estranei alle anomalie e peculiarità del mercato funebre italiano, esige solo l'entrata giornaliera di cash flow non tenendo interesse, nell'acquisire anche le Case dei Morti , che nel frattempo tutti utilizzano ma, saranno poi cannabilizzate , nonostante gli impegni assunti, anche con la cittadinanza e l'amministrazione, pur ottenere i necessari permessi ad edificare ed gestire la propria Funeral Home da parte dall'ex Impresario.
Comunque, al di là dei comprensibili pensieri sulla morte e il "dopo" della GEN.Z il metodo di bruciare i cadaveri si è già imposto come fenomeno di massa, anzi addirittura, stando alle ultime ststistiche, pare proprio esser la forma di smaltimento cadaveri largamente maggioritaria, ormai, soprattutto perchè voluta, ma a questo punto anche sentita (davvero?) dagli italiani, non più come una pratica da demonizzare.
Il tutto, probabilmente, è anche dovuto alla pressante pubblicità per adottare questa metodologia dell'incinerazione perché agli stessi players del comparto funerario (Comuni in primis, visto il loro ruolo centrale nel determinare la tariffa per la cremazione) consente di velocizzare i tempi del servizio, realizzare entrate consistenti dovute all'impiego della Casa (o albergo?) dei Morti.
Si spera nel breve, anche in un fisiogico ribasso degli oneri per i servizi cimiteriali, così da riprendere progressivamente la consueta inumazione in campo di terra, prevista originariamente come la soluzione comunemente accettata dalla coscienza collettiva per un cimitero non più ad accumulo ma a rotazione.
Pensate se i dolenti fossero tutti a conoscenza ,che fino all 'inizio del secolo XX come ci ha rammentato un carissimo amico, si era usi bruciare i morti solo nei casi certo di liberi pensatori, ma pure di senza Dio, anarchici, rivoluzionari sovversivi, ed a una piccolissima parte di popolazione culturalmente vivissima, ma insignificante,anche ai fini percentuali, nella programmazione degli spazi cimiteriali. Per la cronaca nei primissimi anni del '900 (scorso millennio!) anche la tumulazione divenuta poi imperante avrebbe mostrato numeri ridottissimi, da sepoltura elitaria quale era stata pensata e concepita.
Forse il servizio funebre ritornerebbe sulla giusta strada, compresa l'esposizione del defunto, nelle sole Chiese o luoghi di culto come da tanti auspicato INDIPENDENTEMENTE dal numero di abitanti , piccoli borghi lacustri o montani. Non si capisce la differenza concettuale tra alcuni piccoli Comuni ed altri centri abitati, magari contermini, ma separati dal solo confine amministrativo.
Davvero: ma le Regioni che adottino politiche funerarie come la Lombardia, potrebbero chiarire questa disparità di trattamento. Sono in giuoco valori costituzionali, ed anche spirituali!
RONCA JORIO
Abbiamo letto i desiderata della GEN.Z sulla tipologia di destinazione per il proprio oscuro post mortem, che condividiamo in toto.
Cambiano i modi di vivere, le culture si intersecano,i metodi, le grandi decisioni nonché il carattere stesso della gente.
Il settore funerario italiano parallelamente non si è adeguato, siamo rimasti al piccolo commercio, alle furberie per accumulare più entrate, non possiamo considerarci esperti di marketing, ma solo MESTIERANTI ,come si dichiarava il grande BROLLO industriale venuto, dalla raccolta di rottami che, con un piccolo carrettino, trascinato, da una bici vecchia girando nei paesi lombardi giustificava le sue affermazioni tipo: MESTERASC = DANERASC !
Lavoro brutto, sporco ed altre amenità semmai, ricompensato, però, nel tempo da somme denaro talmente ingenti, da renderlo il maggiore produttore di profilati d'acciaio.
Diremmo che,fare il paragone diretto con l'attività funebre potrebbe risultare persino superfluo e scontato.
Attenzione, tuttavia: non si deve credere nel leggere quanto sopra che i Gruppi nati recentemente siano diventati industriali come BROLLO anzi,secondo noi hanno perso l'essere esperti di Marketing (come spiegato in principio.).
Altro non si è fatto, se non impossessarsi di imprese da altri create, gestite. Dalle semplici "agenzie" alle più strutturate aziende di pompe funebri, la crescita è stata davvero notevole.
Certi impresari con forse soverchio zelo hanno valorizzato tanto la loro ditta fino a spogliarsene, consegnarla in mani pronte solo all'accaparamento delle imprese vere costruite nel tempo e con sacrificio.
Evitiamo di soffermarsi sui prezzi e prodotti ceduti con clausole (capestro?) secondo noi anche discutibili, ma non intendiamo approfondire.
Daldronde, il tutto é frutto di sola speculazione economica. La proprietà che è dei Fondi d'investimento, felicemente avulsi ed estranei alle anomalie e peculiarità del mercato funebre italiano, esige solo l'entrata giornaliera di cash flow non tenendo interesse, nell'acquisire anche le Case dei Morti , che nel frattempo tutti utilizzano ma, saranno poi cannabilizzate , nonostante gli impegni assunti, anche con la cittadinanza e l'amministrazione, pur ottenere i necessari permessi ad edificare ed gestire la propria Funeral Home da parte dall'ex Impresario.
Comunque, al di là dei comprensibili pensieri sulla morte e il "dopo" della GEN.Z il metodo di bruciare i cadaveri si è già imposto come fenomeno di massa, anzi addirittura, stando alle ultime ststistiche, pare proprio esser la forma di smaltimento cadaveri largamente maggioritaria, ormai, soprattutto perchè voluta, ma a questo punto anche sentita (davvero?) dagli italiani, non più come una pratica da demonizzare.
Il tutto, probabilmente, è anche dovuto alla pressante pubblicità per adottare questa metodologia dell'incinerazione perché agli stessi players del comparto funerario (Comuni in primis, visto il loro ruolo centrale nel determinare la tariffa per la cremazione) consente di velocizzare i tempi del servizio, realizzare entrate consistenti dovute all'impiego della Casa (o albergo?) dei Morti.
Si spera nel breve, anche in un fisiogico ribasso degli oneri per i servizi cimiteriali, così da riprendere progressivamente la consueta inumazione in campo di terra, prevista originariamente come la soluzione comunemente accettata dalla coscienza collettiva per un cimitero non più ad accumulo ma a rotazione.
Pensate se i dolenti fossero tutti a conoscenza ,che fino all 'inizio del secolo XX come ci ha rammentato un carissimo amico, si era usi bruciare i morti solo nei casi certo di liberi pensatori, ma pure di senza Dio, anarchici, rivoluzionari sovversivi, ed a una piccolissima parte di popolazione culturalmente vivissima, ma insignificante,anche ai fini percentuali, nella programmazione degli spazi cimiteriali. Per la cronaca nei primissimi anni del '900 (scorso millennio!) anche la tumulazione divenuta poi imperante avrebbe mostrato numeri ridottissimi, da sepoltura elitaria quale era stata pensata e concepita.
Forse il servizio funebre ritornerebbe sulla giusta strada, compresa l'esposizione del defunto, nelle sole Chiese o luoghi di culto come da tanti auspicato INDIPENDENTEMENTE dal numero di abitanti , piccoli borghi lacustri o montani. Non si capisce la differenza concettuale tra alcuni piccoli Comuni ed altri centri abitati, magari contermini, ma separati dal solo confine amministrativo.
Davvero: ma le Regioni che adottino politiche funerarie come la Lombardia, potrebbero chiarire questa disparità di trattamento. Sono in giuoco valori costituzionali, ed anche spirituali!
RONCA JORIO

